Un diploma ad honorem per Alessia Gazzola, che spiega cos’è la creatività

Redazione Il Libraio | 27.12.2016

La scrittrice Alessia Gazzola, dai cui romanzi è tratta la fiction di Rai1 "L'allieva", ha ricevuto un diploma di corso di specializzazione post laurea dal LUISS Creative Business Center di Roma. Ecco il discorso che ha letto alla cerimonia di consegna, dedicato alla creatività, in cui l'autrice ha spiegato: "Requisito indispensabile del processo creativo è la condivisione"


Nei giorni scorsi la scrittrice Alessia Gazzola ha ricevuto un diploma di corso di specializzazione post laurea dal LUISS Creative Business Center di Roma assieme all’attore Lino Guanciale e a Francesco Nardella, Capostruttura di Rai Fiction. Per l’occasione ha tenuto una lectio dedicata alla creatività. Per gentile concessione dell’autrice, riportiamo il suo intervento:

alessia gazzola

Stando alla definizione che troviamo sul dizionario, creare significa “fornire dell’esistenza”. In questo senso, la creatività è una capacità quasi divina. Senza volervi sembrare in preda a un delirio megalomane, posso confidarvi che solo quando ho iniziato a scrivere romanzi ho compreso il significato (in senso artistico) del Demiurgo. Se ricordiamo il demiurgo di Platone, pensiamo subito a una figura capace di dare il soffio vitale a una materia informe. Ecco, una persona creativa è così: la materia informe, nella sua fantasia, diventa un mondo popolato di immagini e personaggi che prima non esistevano. Il Demiurgo non crea la realtà dal nulla ma plasma e vivifica la materia preesistente senza vita, fornisce alle cose di un’anima.

A mio parere, requisito indispensabile del processo creativo è la condivisione. La mia sensazione, infatti, è che la creatività abbia un senso solo se i personaggi e le storie che ho inventato riescono a penetrare nell’immaginario di qualcun’altro – be’ meglio se molti altri! Solo a quel punto mi sembra che quel mondo che io ho inventato diventi compiutamente reale. Ma non mi basta la condivisione: ho bisogno che le emozioni di quel mondo riescano a essere sentite da chi entra in contatto con lui. Quindi, condivisione dell’immaginario e trasmissione delle sensazioni più profonde sono per me prerogative della creatività e forse, in definitiva, ne sono anche lo scopo.

gazzola

La creatività è un’urgenza. Alcuni di noi nascono con la necessità di creare storie e attraverso le storie cercare di capire qualcosa del proprio modo di essere. Difficilmente, però, si può essere creativi senza osservare gli altri. Per farvi un esempio, io ho la segreta abitudine (da adesso però non più tanto segreta), di provare a descrivere le persone che mi incuriosiscono come se fossero i personaggi di un romanzo. Questo, naturalmente, non significa rubare loro l’identità, ma è soltanto il mio modo di creare un legame tra la realtà e la mia immaginazione forse fin troppo fervida.

Avere un’indole creativa vuol dire vivere in un mondo un po’ speciale, in cui qualunque spunto può diventare materia prima per una storia. Essere creativi è un dono che non può essere rifiutato e sta a noi trovare il modo più giusto per farne qualcosa che renda migliore la propria vita. A 18 anni, quando è stato il momento di scegliere cosa fare della mia vita, non credevo che la creatività potesse essere un lavoro vero. Tutti quelli con cui ne parlavano ce la mettevano tutta per dissuadermi, mi esortavano a scegliere un lavoro più solido, più sicuro. A partire dai professori del liceo, per non parlare dei genitori. Mi sono convinta, alla fine, che la creatività in quanto dote innata non mi avrebbe mai lasciata e avrei sempre potuto coltivarla parallelamente a una professione più concreta. La scelta ricadde così sulla Medicina, una scelta apparentemente ben poco creativa, ma a mio parere certamente umanistica, poiché è in dubbio che al centro della Medicina ci sia l’uomo.


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Forse, in fin dei conti, chi in quegli anni provava a consigliarmi, aveva ragione. Senza la medicina la mia creatività non avrebbe trovato di cosa foraggiarsi. E come dice Gabriele Lavia in un film di Muccino, una frase che mi ha colpita e anche se il film l’ho visto una volta sola molto tempo fa, ancora la ricordo e spesso mi torna in mente: l’arte è come l’amore, ha sempre fame.

La Medicina ha in sé i due opposti, la vita e la morte e permette di incontrare ogni giorno gente diversa. Se ci pensate, di cos’altro ha bisogno un narratore se non proprio di questo? Della vita, e con lei la gioia e la speranza. Della morte, e con lei il mistero e la tristezza. Delle persone, e con loro, la realtà.

Chi è creativo, proprio in virtù di quell’urgenza narrativa di cui vi parlavo e che certamente conoscete se siete qui oggi, non può impedirsi di esserlo. Per tornare ai gloriosi tempi dei miei diciotto anni, ricordo ancora il momento esatto in cui ho scoperto la differenza etimologica tra dimenticare e scordare. Il dimenticare ha a che vedere con la mente (de privativo con mens, via dalla mente) mentre scordare con il cuore (ex cor, fuori dal cuore). È una differenza che a mio giudizio è sostanziale, il non ricordare le cose per ragioni che dipendono dalla mente o invece, ragioni del cuore e che mi ha aperto tutto un mondo ed è proprio da allora che considero uno dei piaceri della vita (abbiate pazienza, ognuno ha i propri) trovare la parola giusta che descriva quello che voglio dire e ancora di più, mi piace capirne le sottotracce. Ho scoperto che in realtà, tra gli scrittori, non è così inconsueto come possa sembrare. Una delle mie autrici preferite, la scrittrice islandese Audur Ava Olafsdottir, ha fatto dire a uno dei suoi personaggi: “Una volta ho impiegato sette mesi a trovare la parola giusta, è incredibile come ventuno caratteri possano procurare crisi esistenziali vere e proprie”.

Ora, se cercate i sinonimi di creare, vi imbatterete anche in inventare, che a sua volta deriva dal latino e significa trovare.

Chi e soprattutto cosa troviamo, esattamente, quando creiamo?

Mi piace pensare che troviamo il modo di essere fedeli a noi stessi, a quel che più ci piace fare e che ci fa stare bene. E di conseguenza, il modo di essere più vicini possibile… alla felicità.

L’AUTRICE – Alessia Gazzola – siciliana, classe 1982 – è un medico chirurgo specialista in medicina legale. Nel 2011 ha pubblicato il suo romanzo d’esordio, L’allieva (Longanesi). Il personaggio principale, Alice Allevi, è anche la protagonista della omonima serie TV di recente andata in onda con grande successo Rai1. Sempre Alice è al centro dei romanzi Un segreto non è per sempre (2012), Sindrome da cuore in sospeso (2012), Le ossa della principessa (2014) e Una lunga estate crudele (2015). Nel 2016 Alessia Gazzola ha pubblicato Non è la fine del mondo e Un po’ di follia in primavera, l’ultimo romanzo della serie.

Fonte: www.illibraio.it

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