“L’ultimo faraone”: torna la saga egizia di Wilbur Smith

Redazione Il Libraio | 30.03.2017

"L'ultimo faraone" è il nuovo romanzo di Wilbur Smith, maestro del romanzo d'avventura - Su ilLibraio.it alcuni dei passi più belli che lo scrittore ha dedicato alla descrizione del continente africano


Arriva nelle librerie italiane il nuovo romanzo di Wilbur Smith, L’ultimo faraone, l’ultima storia ambientata tra le dune d’Egitto, edita da Longanesi, firmata dal maestro del romanzo d’avventura.

Il libro narra nuovamente di Taita, versatile e longevo protagonista della saga egizia, che si trova coinvolto in una guerra che scuote il suo paese, quella che potrebbe essere l’ultima sanguinosa battaglia prima della sconfitta definitiva. Nella sua lunga e tumultuosa esistenza, Taita ha visto l’impossibile diventare possibile, ma ora ora che è generale dell’esercito reale teme di veder crollare tutto ciò che ha costruito; e la vera minaccia è più vicina del previsto, cresce come una serpe, proprio in seno alla famiglia reale.

Tra intrighi e colpi di scena, nuovi personaggi prendono vita e, mentre l’ultimo faraone potrebbe segnare la fine di un impero, sorgono le città greche che daranno vita a un nuovo impero, la civiltà ellenica; una narrazione avvincente, dall’autore de Il dio del fiume, Il settimo papiro, La legge del deserto, Come il mare, Il dio del deserto e Il leone d’oro (Longanesi).

Nato nel 1933 in Zambia (allora Rhodesia del Nord), Wilbur Smith è cresciuto e ha studiato in Sudafrica e attinge alla sua esperienza nel continente per trarne spunto per diversi romanzi. Da quando, nel 1964, ha deciso di dedicarsi a tempo pieno alla scrittura, ha dedicato diversi passi delle sue opere a descrivere quella terra, l’Africa, che conosceva bene. Alcune pagine descrivono usi e costumi delle popolazioni, tanto di quelle discendenti dal colonialismo quanto di quelle indigene; altre volte l’autore si sofferma brevemente a descrivere il paesaggio, delineando in poche pennellate scenari suggestivi di terre misteriose.

Qui di seguito alcune delle più belle descrizioni del continente africano, firmate da Wilbur Smith:

“Nell’aria limpida e luminosa avevano davvero l’impressione di vedere la fine della terra. Attraverso la lente del cannocchiale, Jim vide che la terra si fondeva con l’orizzonte lontano, ombreggiato dal cielo, fino ad assumere un colore azzurro quasi soprannaturale, chiaro e traslucido come una distesa di lapislazzuli levigati.”

Orizzonte

“L’asciutto fiume di sabbia che avevano seguito tanto a lungo si contorse alla fine in una serie di stretti meandri, simili alle volute di una vipera bastonata, e poi di colpo sfociò in una pianura di sale, così ampia che gli alberi dall’altra parte non erano che una linea tremolante quasi invisibile all’orizzonte. La superficie di questo antico bacino era di un candore abbacinante e il riflesso del sole allo zenit su di essa trasformava il cielo in un lampo incandescente. I boscimani lo chiamavano «il gran posto bianco».”

La spiaggia infuocata

“La bellezza della scena commuoveva Lothar come una musica. Come violini che suonassero Mozart, creava al centro dell’anima sua lo stesso sentimento di mistica malinconia. Il mare era verde e calmo, nemmeno uno spruzzo di spuma ne imbiancava la superficie vellutata. Il suo respiro sommesso e dolce sembrava quello dell’intero creato. Tuttavia lungo il bagnasciuga la folta vegetazione di alghe scure assorbiva il movimento del mare e non vi erano bianchi frangenti. Le alghe danzavano un lento e garbato
minuetto, chinandosi e ondeggiando al ritmo dell’oceano.”

La spiaggia infuocata

“Le montagne di nubi sembravano solide come ghiaccio, con sfumature d’argento e di un livido azzurro. Il sole nascente proiettava sulle pareti luminescenti delle nuvole l’ombra del Condor che, ingrandita, distorta e circondata da bagliori iridati, teneva il passo con loro.”

Vendetta di sangue

“Le scoscese pareti rocciose si levavano verso il cielo, lasciando immerso in una tetra ombra il fondo della vallata. I buoi trainarono il sarcofago fino all’ingresso della tomba, una profonda e frastagliata fenditura nella parete montana.”

L’ultimo faraone

Fonte: www.illibraio.it

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