“Devo a Stephen King la scoperta della meravigliosa libertà del mestiere di scrivere”

Giuseppe Strazzeri | 02.07.2016

"Giuro che ci ho provato, ma se penso ai libri che mi hanno in qualche modo cambiato l’esistenza, faccio fatica a sceglierne uno. C’è un mondo di titoli che per un verso o per l’altro si rivelarono per me cruciali in quel breve giro di anni della preadolescenza, quando si abbandonano le letture infantili e ci si para di fronte all’oceano vasto e sconosciuto dei 'libri per adulti'...". Torna la rubrica #LettureIndimenticabili, con Giuseppe Strazzeri (direttore editoriale della Longanesi), che su ilLibraio.it cita due autori molto diversi tra loro: Stephen King e Vincenzo Cerami...


Giuro che ci ho provato, ma se penso ai libri che mi hanno in qualche modo cambiato l’esistenza, faccio fatica a sceglierne uno. C’è un mondo di titoli che per un verso o per l’altro si rivelarono per me cruciali in quel breve giro di anni della preadolescenza, quando si abbandonano le letture infantili e ci si para di fronte all’oceano vasto e sconosciuto dei “libri per adulti”. E sono titoli che spaziano da Il vecchio e il mare di Hemingway  a I miserabili di Victor Hugo al meno memorabile, ammetto, Bermuda, il triangolo maledetto di Charles Berlitz in un’edizione Euroclub del 1978.

Tuttavia ci sono due libri, diversissimi tra loro, che mi hanno segnato l’esistenza in una maniera peculiare e in qualche modo simile: si tratta infatti di libri letti intorno ai tredici anni in modo assolutamente clandestino, nella certezza cioè che si trattava di letture che sarebbero incorse nella totale disapprovazione dei miei genitori. Il che contribuì ovviamente a rendere quelle letture febbrili, gustate pagina dopo pagina con un’intensità che mi auguro i ragazzi sentano ancora oggi, nello squadernare le pagine di un libro.

Il primo di questi titoli “proibiti”  in realtà era disponibile in casa, ma nello scaffale più alto della libreria dove, avevo di recente intuito, i miei tenevano “i libri non adatti”. Si trattava di Un borghese piccolo piccolo di Vincenzo Cerami, in un’edizione Garzanti in cartone marroncino e scritte gialle circondate da una cornice bianca. Non credo mi fosse chiaro esattamente neppure che cosa fosse un borghese, allora. Ma ricordo ancora oggi con quale chirurgica precisione, grazie a quel libro, si incise nella mia mente la tragicità degli anni Settanta che, ancora bambino, stavo attraversando. E nella stretta al filo di ferro ogni mattina intorno al collo dell’assassino del figlio, prima di andare al lavoro, da parte del grigio protagonista, avvertivo distintamente l’oscuro clima di violenza a cui si abbeverava la maggioranza silenziosa del mio paese. Da quel giorno, e da quel libro, per me leggere una storia assunse improvvisamente il significato di “capire”, oltre a quella di “evadere”. E non è poco, mi pare.

A proposito di evasione, invece, devo a Stephen King se di questo concetto fin da giovanissimo imparai a diffidare. Perché il mio amico Leonardo, di qualche anno più grande, mi mise in mano Carrie in una terrificante, è il caso di dirlo, edizione Sonzogno che in copertina riportava una ragazza urlante con un effetto solarizzato che nemmeno in cento vite potrei dimenticare (e che forse avrebbe dovuto da subito insospettirmi). Sta di fatto che devo a Carrie la mia prima notte insonne, celato dal copriletto e la torcia elettrica in mano, atterrito alla sola idea di arrivare all’ultima pagina e di dover spegnere la luce. E devo a Stephen King la scoperta della profondità, della serietà, della meravigliosa libertà del mestiere di scrivere. Oltre a quella di una sfilza di meravigliose, immaginifiche parolacce, per la prima volta non ascoltate per strada ma delibate una dopo l’altra, in un elegante bodoni, sulle pagine di un libro.

Insomma, vedete che era impossibile scegliere?

LA RUBRICA – Letture impossibili da dimenticare, rivelatrici, appassionanti.Libri che giocano un ruolo importante nelle nostre vite, letti durante l’adolescenza, o da adulti. Romanzi, saggi, raccolte di poesie, classici, anche testi poco conosciuti, in cui ci si è imbattuti a un certo punto dell’esistenza, magari per caso. Letture che, perché no, ci hanno fatto scoprire un’autrice o un autore, di ieri o di oggi.
Ispirandoci a una rubrica estiva del Guardian, A book that changed me, rifacendosi anche al volume curato da Romano Montroni per Longanesi, I libri ti cambiano la vita. Cento scrittori raccontano cento capolavori, abbiamo pensato di proporre a scrittori, saggisti, editori, editor, traduttori, librai, bibliotecari, critici letterari, ma anche a personaggi della cultura, della scienza, dello spettacolo, dell’arte, dell’economia, della scuola, di raccontare un libro a cui sono particolarmente legati. Un’occasione per condividere con altri lettori un momento speciale.

Questa volta è il turno di Giuseppe Strazzeri, direttore editoriale della Longanesi.

 

Fonte: www.illibraio.it

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