Rileggere “Lettere contro la guerra” di Terzani in queste ore tragiche

Redazione Il Libraio | 16.08.2021

Immagini di caos e disperazione, di panico e guerra, quelle che arrivano in queste ore dall'Afghanistan, dove i talebani hanno ripreso il controllo del Paese. Tornano alla mente le riflessioni di Tiziano Terzani, raccolte nel 2002 in "Lettere contro la guerra", in cui il grande giornalista e scrittore, che ben conosceva l'Asia e Kabul, rispose a "La rabbia e l’orgoglio" della collega Fallaci: "Oriana, da che mondo è mondo non c'è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre..."


Immagini tragiche e preoccupanti, di caos e disperazione, di panico e guerra, quelle che arrivano in queste ore dall’Afghanistan.

I talebani hanno ripreso il controllo del Paese e del palazzo presidenziale, dichiarando la nascita dell’Emirato Islamico. Dall’aeroporto di Kabul, preso d’assalto, in tantissimi cercano la fuga disperata. Le vittime sono numerose. E anche Kandahar è stata conquistata dai talebani.

Tiziano Terzani libri Lettere contro la guerra

In queste ore concitate, in cui è difficile capire cosa accadrà, gli analisti si dividono. Non mancano le polemiche. E non mancano le domande a cui non è semplice rispondere: di chi sono le responsabilità? Sotto accusa finiscono inevitabilmente anche gli Usa, ma è l’Occidente tutto a essere chiamato in causa.

Intanto, mentre il Consiglio di Sicurezza dell’Onu si riuniusce d’urgenza e la Nato sottolinea che la soluzione politica in Afghanistan è “più urgente che mai”, l’ex presidente Ghani è scappato con la famiglia e alcuni collaboratori.

Ecco, in queste ore segnate dal terrore negli occhi e nella voce dei civili afghani, e delle donne e delle ragazze in particolare, per quello che potrebbe essere il loro destino, e a pochi giorni dalla morte di Gino Strada, tornano alla mente le riflessioni e le analisi di Tiziano Terzani. Che conosceva bene l’Afghanistan e l’Asia in generale, e che in un libro del 2002, che ha fatto molto parlare, Lettere contro la guerra, aveva racconto le sue corrispondenze – da Kabul, Peshawar, Quetta, ma anche da Orsigna, Firenze, Delhi e dal suo rifugio sull’Himalaya, in parte pubblicate dal Corriere della Sera.

Un pellegrinaggio di pace tra Oriente e Occidente, quello intrapreso dal grande giornalista e scrittore, secondo cui “non basta comprendere il dramma del mondo musulmano nel suo confronto con la modernità, il ruolo dell’Islam come ideologia antiglobalizzazione, la necessità da parte dell’Occidente di evitare una guerra di religione”, bisogna soprattutto capire, convincersi, credere che l’unica via d’uscita possibile dall’odio, dalla discriminazione, dal dolore è la non-violenza.

lettere contro la guerra tiziano terzani

Lettere contro la guerra è stata anche una risposta, netta e che ancora oggi dovrebbe spingere l’Occidente a riflettere sugli errori commessi nell’ultimo ventennio (senza dimenticare quelli passati), a un altro libro celebre, il pamphlet La rabbia e l’orgoglio di Oriana Fallaci. Il dibattito dopo gli attentati dell’11 settembre 2001 tra due grandi inviati come Fallaci e Terzani, che andò in scena sulle pagine del Corriere, allora diretto da Ferruccio de Bortoli, resta di estrema attualità.

Scrisse in una delle lettere Terzani alla Fallaci: “(…) E tu, Oriana, mettendoti al primo posto di questa crociata contro tutti quelli che non sono come te o che ti sono antipatici, credi davvero di offrirci salvezza? La salvezza non è nella tua rabbia accalorata, né nella calcolata campagna militare chiamata, tanto per rendercela piu’ accettabile, ‘Liberta’ duratura’. O tu pensi davvero che la violenza sia il miglior modo per sconfiggere la violenza? Da che mondo è mondo non c’è stata ancora la guerra che ha messo fine a tutte le guerre. Non lo sarà nemmeno questa. Quel che ci sta succedendo è nuovo. Il mondo ci sta cambiando attorno. Cambiamo allora il nostro modo di pensare, il nostro modo di stare al mondo. E una grande occasione. Non perdiamola: rimettiamo in discussione tutto, immaginiamoci un futuro diverso da quello che ci illudevamo d’aver davanti prima dell’11 settembre e soprattutto non arrendiamoci alla inevitabilita’ di nulla, tanto meno all’inevitabilità della guerra come strumento di giustizia o semplicemente di vendetta”.

Purtroppo, quell’occasione invocata da Terzani è stata persa, e le drammatiche conseguenze sono sotto i nostri occhi, con le immagini di morte che i media stanno trasmettendo.

 

 

Fonte: www.illibraio.it

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