E se la fase 2 rivoluzionasse il ruolo delle madri e di noi padri?

Christian Bergamo | 09.05.2020

"Facciamo sì che avere i figli a casa sia, e non soltanto in un periodo del genere, una questione che riguarda i genitori, entrambi. Non solo le madri...". In vista di una festa della mamma diversa dalle altre, su ilLibraio.it la riflessione di Christian Bergamo, autore di "Quasi padre"


Tutto può cambiare, tutto. Ormai ci è chiaro. Lo abbiamo capito fin troppo bene in questo periodo. Ne siamo stati vittime, spettatori inermi, fautori. Abbiamo assistito all’impensabile, ne conserviamo ancora le immagini e lo faremo per tutta la vita, forse.

Magari ci saranno utili quando avremo il desiderio di rivoluzionare le nostre minuscole esistenze (tornate alla normalità) ma ci sembrerà impossibile.

E invece Las Vegas è riuscita a spegnere le luci della Strip, per esempio.

Allora tutto può essere messo in discussione. Tutto. Persino le parole da usare. Parole che potrebbero, magari, generare ribaltoni di pensiero, il rovesciamento definitivo di concezioni arcaiche. Basterebbe così poco.

“Genitorialità”, partiamo da questa parola qui. Bella, con quell’accento finale che sembra volerle dare un tono. Lunga, a dispetto delle brevi (e taccagne di lettere) “mamma” e “papà”. Le potrebbe quasi contenere al suo interno, se volesse.

“Genitorialità”, singolare (come di unione, appunto), femminile. Ci sta, il femminile, nulla da ribattere, anzi. In fondo è la donna a generare una vita, figuriamoci se non merita una parola da essa derivata. Per la gravidanza, il parto, l’allattamento, per lo meno. Mi sembra il risarcimento minimo.

Poi però dovremmo cominciare a raccontarci un’altra storia, e ascoltarla farebbe bene ai protagonisti stessi e a chi verrà. Cambiare prospettiva, spostarci un attimo e capire se un’altra visione sia possibile. Se conviene, a tutti.

Leggevo articoli su varie testate riguardo al ritorno al lavoro nonostante scuole e asili chiusi. “Il problema della madri”, “Grande criticità per le madri”, “Le madri dimenticate dal Paese”, “Altro che mamma Italia!”.

Ora, non è questo il posto adatto per giudicare provvedimenti politici, né io la persona giusta per farlo. Qui solitamente si trattano libri, ecco perché preferisco parlare di parole.

“Madri”. Perché infilare la parola “madri” all’interno di una frase, di un titolo, il cui argomento non dovrebbe essere così esclusivo?

Siamo stati in grado di lasciare Las Vegas al buio per settimane e non siamo ancora capaci di stravolgere la concezione che vuole la parola “donna” legata alla parola “figli”, e la parola “uomo” a “lavoro”? Non ci credo. Se lo facciamo, significa che ancora crediamo sia così o forse ci fa comodo.

Allora se proprio tutto può cambiare, iniziamo a farlo anche in questo ambito. Potrebbe essere un punto di ripartenza per dare dignità e libertà ad entrambe le figure.

Lasciamo le quattro parole così come sono, ma cancelliamo le freccette che collegano una all’altra, facciamo che avere i figli a casa sia, e non soltanto in un periodo del genere, una questione che riguarda i genitori, entrambi. Tenerli, intrattenerli, preparar loro la pastasciutta, spiegare una formula algebrica (consultando di nascosto Google), farli addormentare dopo pranzo, inventarsi un gioco per tenerli occupati.

Oggi tocca a me, domani a te. Spartizione equa.

I figli, come il resto delle incombenze quotidiane e dei doveri sociali. Cancelliamo le freccette, ancora una volta, che collegano “donna” a “casa”, e “uomo” a … boh, a cosa può essere collegato un uomo nell’economia domestica di una famiglia? Forse a “divano” o “lampadina rotta”, se ci va di lusso con gli stereotipi.

Prendo me come esempio.

In questa quarantena ho lavato il parquet, sì mi è toccato. Ho capito la differenza tra ammoniaca e candeggina, finalmente. A pizza fatta in casa non mi batte più nemmeno mia madre, e adoro girare con il carrello tra i reparti di un supermercato, non so se perché fosse l’unica forma di libertà a disposizione, vi saprò dire.

Mia moglie intanto si occupava di altro, sistemava il faldone con bollette pagate, richieste a bonus vari. O si riposava, perché no. O aveva una videoconferenza con i colleghi. Spesso. E fatto sta che adesso sia proprio lei quella con il lavoro più stabile tra i due, quella che può dirsi in piedi nonostante il terremoto.

Chissà cosa ci riservano i prossimi mesi, magari noi uomini rimetteremo in discussione il nostro ruolo, e saremo a nostro agio perché anche fuori, sui giornali o per strada, le parole verranno usate in maniera diversa, quindi cambierà tutta la percezione, da dentro e da fuori. E i nostri figli si abitueranno a vedere mamma che torna dal lavoro mentre papà ha finito di passare l’aspirapolvere. E viceversa.

Magari mentre Las Vegas tornerà a illuminare il deserto, noi saremo rimasti soltanto con una freccetta che parte dalla parola “famiglia” e indica un futuro da intraprendere insieme.

quasi padre christian bergamo

L’EBOOK È DISPONIBILE NEGLI STORE AMAZONKOBOIBSAPPLE E GOOGLE.

L’AUTORE – Christian Bergamo (Roma, 1985) ha lavorato come barista, postino e animatore turistico, prima di diventare direttore creativo e socio di un’agenzia pubblicitaria. Nel febbraio 2017 apre per gioco la pagina Facebook Quasi Padre per raccontare l’esperienza dell’attesa di un figlio. I suoi post diventano virali e oggi sono seguiti da oltre 20.000 follower. Da quell’esperienza nasce un romanzo e nella primavera 2019 il primo capitolo viene pubblicato su Bookabook, prima realtà editoriale italiana in crowdfunding. È un grande successo: in poche ore il romanzo stabilisce un record di adesioni.

Quasi padre sarà disponibile dal 19 marzo in ebook e successivamente in versione cartacea. Dall’orizzonte stretto di una sala parto, Bergamo sbircia il mondo fuori, per ripercorrere la strada che lo ha portato fin là. Perché un figlio cambia tutto prima ancora di nascere.

Anche gli uomini aspettano un bambino. Lo fanno tormentandosi, con la malinconia delle rinunce, la paura di non essere all’altezza e quell’ansia di non darlo troppo a vedere. Anche gli uomini partoriscono. Lo fanno in silenzio, digrignando i denti o forzando un sorriso fintamente rassicurante. Questa è la storia di un Lui che insieme a una Lei percorre la strada che lo porta a diventare padre e nel frattempo a girare intorno a sé stesso e alla propria vita. Un racconto di trentenni alle prese con i primi traguardi adulti dell’esistenza, tra riflessioni, paranoie, sbronze con gli amici e un viaggio in solitaria, alla ricerca del proprio modo di diventare grandi, senza mai smettere di essere sé stessi.

Fonte: www.illibraio.it

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