La scrittrice Romana Petri racconta la sua (disordinata) libreria

Romana Petri | 19.12.2014

IlLibraio.it vi porta nelle case di scrittori ed editori, che svelano il rapporto con la propria libreria e spiegano con quali criteri ordinano (o meno...) i libri - #lelibreriedegliscrittori


Il “Dio dell’ordine”, al quale ambisco da una vita, non mi si è mai presentato. È probabile che Lui mi chiami “quella degli appuntamenti”. Io, di certo, lo chiamo “quello che agli appuntamenti non ci va”. Questa Sua latitanza ha costellato ogni mia stagione. Qualsiasi mio cassetto venga aperto, non si capirà mai a cosa era stato, in origine, destinato. Ci si può trovare di tutto. Mio figlio (19 anni), ci prova spesso a mettermi in ordine il frigorifero. Poi, a lavoro finito, mi chiama e mi dice:

  • È semplice, basterebbe seguire l’ordine della targhetta incollata proprio qui, sul lato destro. L’hai mai guardata? In ogni caso: primo piano, colazione; secondo piano, formaggi e carne; terzo piano, verdure da consumare subito; contenitori, verdure da consumare in seguito. Limitati a mettere le cose così, in modo meccanico.

Riesco a sovvertire il suo ordine in pochi giorni. Per quale ragione dovrebbe essere diversa la mia biblioteca? Un tentativo di ordine è stato fatto molti anni fa (non da me), dividendo tutto per paesi. Chi lo ha fatto conosceva i miei limiti e ha cercato di facilitare. Beh, almeno quello è rimasto, ma il caos regna lo stesso, i reparti sono quasi atemporali perché ogni volta che ho sfilato un volume non sono mai riuscita a rimetterlo nello stesso posto. E così, tanto per fare un esempio, i francesi possono cominciare con Butor, ritrovarsi la Chanson de Roland a metà strada e terminare con Marivaux. Ma questo sarebbe niente. Il bello, il veramente seducente, sono la infinità di oggetti che si trovano sopra e dentro i libri. Sopra può esserci di tutto, da un vecchio orologio da polso che ormai non funziona più a un posacenere, da un portafortuna a un cuore di cera che mio figlio ha fatto per me alle elementari. Dentro c’è una specie di mia biografia. Per ogni libro letto sono stati usati, quali segnalibri, depliant, biglietti di musei, metropolitane, liste della spesa, lettere. Sì, anche vecchie lettere d’amore dimenticate che, quando per puro caso ritrovo,  mi metto a leggere con curiosità, come non fossero mai state indirizzate a me. O come non le avessi mai scritte io.

Giorni fa, cercavo Filosofi sovrumani di Giorgio Colli. Alla fine ho ceduto e ho chiamato mio marito a Lisbona. È sempre lui che, anche da lontano, mi guida (come il pezzetto di legno fa con il rabdomante) verso la meta certa.

  • Senti – mi ha detto, – negli ultimi due mesi sei sempre venuta tu qui. Io ti posso dire come stavano le cose due mesi fa. Ma se nel frattempo ci hai rimesso le mani, allora non so proprio come aiutarti.
  • Proviamo – gli ho risposto io.
  • Allora vai in studio. Tavolinetto a destra della tua scrivania. Dovrebbero esserci ancora delle buste imbottite e sopra il tuo vecchio porta computer con i manici rotti. E poi una piletta di libri. Saranno una decina. Dovrebbe stare a metà.

C’era. Per fortuna, non ci avevo rimesso le mani io.

 

 

*L’autrice ha pubblicato vari romanzi e raccolte di racconti con i quali ha vinto il premio Mondello, il Rapallo-Carige e il Grinzane Cavour ed è stata finalista al premio Strega. Con Tutta la vita (Longanesi) ha vinto il premio Bottari Lattes Grinzane. Il suo ultimo romanzo è Giorni di spasimato amore (Longanesi). Le sue opere sono state tradotte in Francia, Inghilterra, Stati Uniti, Germania, Olanda e Portogallo. È editrice e traduttrice. Vive tra Roma e Lisbona.

Fonte: www.illibraio.it

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