Francesco Dimitri: “Anche la letteratura è una preghiera, ci aiuta a tenere a bada la notte”

Francesco Dimitri | 04.06.2021

"Theodore Roosevelt disse che dovremmo tenere i piedi per terra e guardare alle stelle. È quanto abbiamo sempre fatto, noi esseri umani, come specie, se non come individui. Guardiamo alle stelle, e ci rendiamo conto che la terra su cui posiamo, e i piedi con cui ci posiamo su, è reale, sì, ma non è l’unica cosa reale. C’è altro". E comunque lo si chiami, secondo lo scrittore Francesco Dimitri, tornato in libreria con "Il libro delle cose nascoste", si tratta di qualcosa di spaventoso, eppure allo stesso tempo capace di aiutarci "a tenere a bada la notte", specialmente quando si tratta di una buona storia...


Siamo creature di carne; siamo animali. In Paesi tecnologicamente avanzati è facile dimenticarlo, perché ci siamo nascosti dietro mura e doppi vetri con il preciso scopo di dimenticarlo. Abbiamo creato città e le abbiamo riempite di luce per nascondere il fatto che la notte è là fuori, ed è buia; laddove un tempo solo gli dei potevano disperdere le ombre dicendo fiat lux, oggi lo possiamo fare anche noi, in salotto, tra un divano e uno Spritz. Alexa, fiat lux! E luce fu.

Ma il fatto rimane, la notte è buia. Le lampadine si fulminano, le tecnologie si inceppano, la notte aspetta. Basta un pipistrello che voli un po’ troppo vicino, e quelle mura che sembravano così solide vanno giù come sabbia asciutta. Vogliamo dire Alexa, fiat lux! ma abbiamo un pizzico in gola, tossiamo. E ci viene paura. Ci viene in mente una verità essenziale, che nessuna teoria postmoderna può scalfire, nessuna sciocchezza espressa in parole gonfie può decostruire: siamo fatti di carne. I nostri corpi sono reali in un senso molto semplice, sono solidi, materiali. Possiamo toccare il nostro costato in qualsiasi momento. Possiamo toccare le nostre tecnologie: il digitale è immateriale solo metaforicamente. Facebook dipende da cavi, satelliti, e ventole. La macchinetta che ci illude di controllare la luce si rompe, come noi, a martellate. Tutto è materia.

Ma la materia non è tutto.

Theodore Roosevelt disse che dovremmo tenere i piedi per terra e guardare alle stelle. È quanto abbiamo sempre fatto, noi esseri umani, come specie, se non come individui. Guardiamo alle stelle, e ci rendiamo conto che la terra su cui posiamo, e i piedi con cui ci posiamo su, è reale, sì, ma non è l’unica cosa reale. C’è altro. Chiamalo mente, chiamalo anima, chiamalo – qualcosa. Ma c’è un legame che dalla terra ci collega alle stelle, dalla realtà della materia a una realtà di altro tipo, non più profonda, non più elevata, ma diversa. Lo sentiamo, lo sappiamo nel nostro corpo, allo stesso modo in cui sappiamo che è tempo di uscire al primo sole di primavera, che è tempo di bere quando abbiamo sete, di essere abbracciati quando ci sentiamo soli.

Tendiamo a considerare, in virtù di una ingombrante eredità filosofica, questi due livelli di realtà come nettamente distinti. Ci sono un fuori e un dentro, bottiglia e vino, materia e spirito, un corpo che marcisce e un’anima che va avanti. E a contare davvero è ciò che va avanti. “Controlla il tuo corpo!” ci viene detto, così che l’anima possa purificarsi, proseguire leggera. Che orrore.

Io credo (e l’idea non è certo mia) che materia e spirito siano, in sostanza, due modi diversi di guardare alla stessa cosa. Si formano a vicenda, vanno insieme, senza alcuna gerarchia. Questo è tutto il credo che mi serve; è un credo pagano, alla buona, che come ogni credo potrà cambiare, ma finora mi ha servito bene. Siamo animali e proprio per questo siamo creature cosmiche, connesse a un selvaggio universo in cui castori fanno dighe, polpi esibiscono comportamenti artistici, e buchi neri curvano lo spazio e anche il tempo. E in un universo così, il pane caldo di forno, il profumo del mare, rotolarsi nudi nell’erba, urlare di notte dalla cima di una collina – queste sono le preghiere più potenti.

Anche la letteratura è una preghiera; se ha successo, è un piacere del corpo, come notava Nabokov. Una storia che non funziona sulla pelle, una storia che non funziona nelle viscere, è una storia che non funziona e basta. Ed è questa la grandezza delle storie che ci appassionano, quelle che leggiamo non perché sia la cosa giusta da fare, non perché questo o quel cugino che si è fatto strada nel mondo abbia detto che dobbiamo, ma perché vogliamo. Quelle storie che ci spaventano, ci eccitano, ci fanno dire, ‘ancora cinque minuti, poi smetto’. Quelle storie che non ci fanno pensare affatto, mentre leggiamo, ma ci restano in testa dopo, e magari ci fanno porre una o due domande nuove. Quelle storie che ci aiutano a tenere a bada la notte, non perché ci illudano di controllarla, ma perché ci fanno fare pace con il fatto che non la controlleremo mai, e va bene così.

Quelle storie lì sono preghiere, di corpo e anima. Sono le storie che cerco di scoprire, da lettore. Sono le storie che cerco di dare, da scrittore. Non dico di riuscirci, ma siamo umani, ed è tutto quello che facciamo: cercare.

Copertina del libro Il libro delle cose nascoste di Francesco Dimitri

L’AUTORE E IL LIBRO – Francesco Dimitri è nato a Taranto e vive a Londra. Scritto dall’autore stesso in inglese, già pubblicato in UK e Stati Uniti e ora arrivato anche in Italia, Il libro delle cose nascoste è un romanzo di formazione che ha conquistato autori del calibro di Joe R. Lansdale e Licia Troisi.

Il libro racconta la storia di Mauro, Fabio, Tony e Arturo. Un quartetto che si è formato ai tempi della scuola e che, per non sciogliersi, ha stretto un patto: incontrarsi ogni anno nella piccola cittadina pugliese in cui sono cresciuti insieme. Ormai trentenni, i ragazzi si ritrovano per la loro riunione annuale. Ma il tempo passa, e se tre di loro sono arrivati uno continua a mancare all’appello: Art, l’unico che vive ancora a Casalfranco, e che non manca mai l’appuntamento. Art è quello più brillante e intuitivo, geniale e generoso, ma anche enigmatico e misterioso.

Dopo averlo atteso invano, i tre non hanno che una scelta: andare a casa di Art a cercarlo. Art sembra svanito nel nulla ma ci sono tracce di una sua presenza recente e soprattutto ci sono libri sparsi ovunque. Tantissimi libri, di scienza ed esoterismo, libri che parlano di terre lontane o di realtà fin troppo vicine. Ma il mistero della scomparsa di Art è destinato a infittirsi ancora di più, perché nel caos della sua casa i tre amici trovano uno strano diario, Il libro delle cose nascoste, che promette di rivelare segreti oscuri e meraviglie che forse non appartengono a questo mondo. O forse nascono da una mente, quella di Art, sempre più alla deriva.

Tra segreti da svelare, rapimenti, rivelazioni e ricordi, i ragazzi cominciano un viaggio pericoloso nel seducente paesaggio del profondo Sud italiano, che li porterà a contrapporre la lealtà nei confronti dell’amico a ogni buonsenso.

Fonte: www.illibraio.it

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