“Il trucco del diavolo”: il nuovo thriller storico di Fabiano Massimi, sul manoscritto Voynich

Martina Corianò | 18.05.2026

Nel cuore della Città Eterna, alcune donne vengono ritrovate morte, secondo quello che sembra essere un inquietante rituale; la firma dietro i delitti, identici uno all'altro, è quella di Diabolus. L'investigatore criminale Xavier Galant è chiamato a scoprire chi è il misterioso assassino e quale verità lega le vittime. Alla scoperta di "Il trucco del diavolo", il nuovo romanzo di Fabiano Massimi, che mescola la Storia a nicchie segrete, chiavi che aprono porte speciali e molto altro, dando vita a un'indagine complessa. Tra manoscritti indecifrabili, nomi evocati dal passato e alfabeti sconosciuti...


Dopo aver esplorato i segreti di Mussolini con Le furie di Venezia, aver toccato con mano il furore nazista con Se esiste un perdono, dopo aver attraversato Monaco – nel romanzo L’angelo di Monaco – e Berlino – con il libro I demoni di Berlino – il modenese Fabiano Massimi stavolta torna un po’ più indietro nel tempo.

Il nuovo lavoro, Il trucco del diavolo (edito da Longanesi) è infatti ambientato nel ‘700, nella città dell’arte, della storia e dei segreti per eccellenza: Roma.

Il trucco del diavolo di Fabiano Massimi

La trama di Il trucco del diavolo

Nel cuore della sede pontificia, alcune donne vengono uccise con macabre e identiche modalità: il loro corpo viene ritrovato nudo, stretto nelle corde e appoggiato su una poltrona tra due specchi. Gli occhi spalancati, con lacrime che rigano le guance e il segno del terrore ancora impresso sul volto.

Morte di paura: è questo il verdetto dei medici, non trovando altri segni di violenza che possano fungere da causa…

Per cercare di risalire al colpevole e fermare i decessi, il Papa chiede aiuto al re di Francia, Luigi XV, per mandare nella Capitale una persona in grado di scoprire la verità. La scelta del re ricade su Xavier Galant, un avventuriero còrso nonché il più acuto (e il suo più fidato) investigatore criminale dell’epoca.

Massimi ritrae un personaggio affascinante (dai modi irresistibili anche per monache e suore, come non perde occasione di far notare) e non poco pieno di sé, consapevole della sua astuzia e di essere insuperabile, o quasi, in ambito di intuizioni logiche; un illuminista 35enne scaltro e con la battuta sempre pronta (semplicemente un còrso, come direbbero i personaggi della storia…).

Ad accogliere Galant nel Vaticano, e ad assisterlo nel corso delle indagini, è Artemio, un gesuita al servizio del Santo Padre – all’epoca era Clemente XIV – come consigliere, confidente e confessore. Uno di quei giovani che sembrano però essere già avanti di qualche decina d’anni, anche per modi e atteggiamenti.

Insieme a Galant e ad Artemio c’è Lea Corbara, una monaca dai modi gentili e dalle parole sussurrate (a causa di una violenza subita da giovane che aveva lesionato le corde vocali).

Massimi, classe 1977, racconta un’indagine complessa, fatta di codici incomprensibili e manoscritti da decifrare. Insieme ai corpi di ciascuna vittima, l’assassino lascia infatti strisce di pergamena, identiche tra loro ma ciascuna con un simbolo differente. Non solo: accartocciato nella bocca delle donne c’è un foglio contenente una firma: Diabolus.

Giorno dopo giorno, Galant, Artemio e Lea intervistano tutti i conoscenti delle vittime, nella speranza di trovare l’incrocio comune usato da Diabolus nello sceglierle. Ed è proprio così che i tre investigatori si imbattono in un libro, o meglio Il Libro, la chiave dell’intera storia…

Il manoscritto Voynich, il libro più misterioso del mondo

Quello che nel romanzo viene definito Il Libro esiste davvero, noto come manoscritto Voynich – così chiamato perché fu ritrovato da Wilfrid Voynich, un mercante di libri rari -, ma anche come il “libro più misterioso del mondo“. Si tratta di un codice quattrocentesco (secondo l’analisi fatta con la tecnica del carbonio-14, la datazione dovrebbe essere compresa fra il 1403 e il 1438, ma comunque è un risultato non del tutto attendibile) che racchiude quattro trattati: un erbario, un lunario, un trattato di scienza idraulica e un trattato agronomico.

Dopo essere rimasto incompreso per ben 600 anni, il manoscritto Voynich è stato finalmente tradotto grazie alla preziosa consultazione dell’erbario Gart der Gesundheit, risalente al 1486. La svolta porta il nome della filologa ed erbobotanica Eleonora Matarrese, che dopo anni di studi e ricerche è riuscita a risalire al luogo, alla data e alla lingua in cui è stata realizzata l’opera; si tratterebbe di dialetto medio-alto tedesco, che le ha permesso di collegare il libro con il territorio della Carnia.

Un nome chiave: Athanasius Kircher

La ricerca della verità e dell’assassino procede seguendo varie piste, con un nome che ritorna di continuo: Athanasius Kircher, “colui che non muore” (a-thanatos), “il leggendario erudito vissuto nel ’600, primo decifratore, per quanto immaginifico, della scrittura egizia“.

L’uomo aveva infatti vissuto 100 anni prima lì a Roma, ossessionato da molte cose (soprattutto dal mondo sotterraneo) e considerato un lume delle arti, delle scienze e dello spirito; “meno famoso di Leonardo Da Vinci, ma altrettanto universale nel suo genio”.

Tra nicchie segrete, chiavi che aprono porte speciali e molto altro, ogni scoperta assume un senso, collegando passato e presente, vivi e morti, mondi nascosti e società segrete; e, naturalmente, le 7 donne. Fino alla rivelazione dell’identità del misterioso e inquietante Diabolus.

Un mix di fascino e inquietudine che affonda le radici nei segreti del passato

In un’intervista a Il Venerdì di Repubblica, Massimi ha rivelato che “Il romanzo racconta un’epoca simile alla nostra: la fine del ‘600, quando si scontrano sapere tradizionale e sapere nuovo, l’epoca di Leibniz. Non a caso i miei personaggi sono un gesuita, portatore del sapere tradizionale, e Xavier Garant, filosofo aperto al futuro. E sia il futuro che i rischi della conoscenza mi preoccupano molto: io ho scritto questo romanzo ambientato tra ‘600 e ‘700 per parlare dell’intelligenza artificiale di oggi”.

Quella di Il trucco del diavolo è una storia che ingarbuglia la mente e che costringe lettrici e lettori a condurre un’indagine parallela a quella di Xavier Galant. Ma, soprattutto, un libro che ricorda come, spesso, il nemico è proprio in mezzo a noi, quel soggetto insospettabile che, invece, nasconde più di quel che si possa immaginare.

Si tratta di un romanzo che permette di fare un salto indietro nella storia e addentrarsi tra i segreti del passato. Perché, in fondo, come scritto lo stesso Massimi, “cosa c’è di più memorabile del passato, qualcosa che è successo davvero e il cui ricordo è fondamentale anche per capire come siamo arrivati fin qui. Tutti noi abbiamo fame di Storia. Tutti noi abbiamo fame di storie. Il romanzo storico ci sfama due volte, riempiendo allo stesso tempo la nostra testa e il nostro cuore”.

Fonte: www.illibraio.it

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