Torna in libreria “La sua signora” dell’anticonformista Leo Longanesi

Redazione Il Libraio | 29.03.2017

Pubblicato per la prima volta nel 1957, poco dopo la morte di Leo Longanesi, e mai più pubblicato da quarantadue anni, "La sua signora" raccoglie gli aforismi più celebri di una delle personalità più poliedriche e geniali del panorama letterario italiano


Torna in libreria La sua signora, il fulminante “taccuino” di Leo Longanesi (che, tra le altre cose, nel 1946 fondò la rivista Il Libraio, ndr), con la storica prefazione di Indro Montanelli e una nuova postfazione di Pietrangelo Buttafuoco.

Pubblicato per la prima volta nel 1957, poco dopo la morte di Leo Longanesi, e mai più pubblicato da quarantadue anni, La sua signora raccoglie tutta la profondità del suo autore negli scritti che vanno dal 1947 al 1957, e consegna un racconto immortale dell’Italia degli anni Cinquanta in cui conformismo, retorica, inganno e mammismo si davano la mano senza vergogna.

Un ritratto amaro e disperato, in cui però risalta sempre la capacità dell’autore di “cogliere quel qualcosa che continua a vivere fino a noi, e la fulminante maestria con cui riesce a spiegare in un dettaglio un fatto di portata epocale”, come sottolinea Buttafuoco nella postfazione.

In questo suo taccuino, che contiene la maggior parte dei suoi aforismi più famosi, ritroviamo intuizioni, sarcasmi e frammenti di un uomo che “amava appassionatamente tutto ciò che diceva di odiare”.

Dietro il velo del gioco di parole e dello scherno implacabile di queste pagine, quel che alla fine viene alla luce è la  personalità di Leo Longanesi, sintetizzata da Indro Montanelli nella prefazione: “Un grande maestro. Insopportabile, cattivo, ingiusto, ingrato. Ma un grande maestro. L’ultimo”.

Giornalista, editore, scrittore, illustratore Leo Longanesi è stata una delle personalità più poliedriche e geniali del panorama letterario italiano; eccentrico e irriverente, ha riversato per anni la sua visione del mondo in epigrammi e aforismi passati alla storia, che ancora oggi vivono sulle pagine dei nostri giornali.

Fonte: www.illibraio.it

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