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LA SCHEDA LIBRO |
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IO CHE DA MORTO VI PARLO
Passioni, delusioni, suicidio del professor Adolfo Parmaliana
Alfio Caruso
Biografia
Collana: Il Cammeo
Pagine: 224
Prezzo: € 15.00
In libreria
dal: 19 Novembre 2009
Libro disponibile

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IL LIBRO |
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Il 2 ottobre 2008 si ammazza in Sicilia
Adolfo Parmaliana, cinquantenne
professore di chimica industriale
all’università di Messina, considerato
uno dei massimi esperti internazionali
nella ricerca delle nuove fonti
di energia rinnovabile. All’impegno
accademico Parmaliana ha unito
per trent’anni un accanito impegno
civile. Iscritto giovanissimo al
Pci, ha difeso le ragioni della legalità,
della correttezza, del buongoverno
nella sua piccola patria, Terme
Vigliatore, un paesino che si trova a
pochissimi chilometri da Barcellona
Pozzo di Gotto, zona franca dei
grandi boss di Cosa Nostra, da Santapaola
a Provenzano, fondamentale
snodo del Gioco Grande, lì dove
confluiscono e s’intrecciano mafia,
massoneria, alta finanza, pezzi rilevanti
delle Istituzioni.
Così il piccolo professore amante
dei libri, dei vestiti eleganti, della
Juve e idolatrato dai suoi allievi diventa,
quasi a sua insaputa, un testimone
scomodo da zittire, soprattutto
dopo che le sue denunce hanno
portato allo scioglimento del Comune
di Terme per infiltrazioni mafiose.
Emarginato dal suo stesso partito,
subisce la vendetta di quel Partito
Unico Siciliano che lui per anni
ha indicato quale connivente con il
peggio della società. Il suicidio, spiegato
da una terribile lettera d’accusa
alla magistratura locale, appare, allora,
l’unico strumento per non darla
vinta ai persecutori e riaffermare la
superiorità del Bene sul Male.
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UN BRANO |
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"Oh, lo sa, lo sa benissimo ciò che diranno. Diranno che era più pazzo di quanto avessero immaginato, che la megalomania lo ha fatto andare definitivamente fuori di testa. E invece il professor Adolfo Parmaliana, docente di chimica industriale all’università di Messina, mai è stato così lucido. Talmente lucido da sacrificare i capisaldi affettivi della propria esistenza — la moglie Cettina, i figli Gilduzza e Basy, i genitori, i fratelli minori Biagio ed Emilio — all’ultima sfida, la più importante di tutte, quella che si porta nel cuore da mesi, forse da anni, e che la sera prima gli è apparsa l’unico modo di ribaltare il tavolo. Una sfida micidiale e irresistibile, definitiva e inevitabile. L’ha anche scritto nella lettera lasciata sopra la scrivania dello studio assieme al portafoglio e all’orologio. Dietro la poltrona ha sistemato i due
borsoni zeppi di carte, inseparabili compagni dell’insegnamento universitario."
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L'AUTORE |
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