La nave d’oro? Ve la racconto io

Redazione Il Libraio | 05.09.2003

di Marco Buticchi autore di La nave d’oro ISBN:8830418501


Cari amici di InfiniteStorie.it,

non vi spiegherò cose serie, tipo: “quando ho cominciato a scrivere”, oppure “c’è autobiografia nei miei scritti?”, “scrivo più volentieri di giorno, di notte, in bagno, al tramonto, all’alba, appeso per i piedi o per le mani?” No, questa volta voglio parlare della folgorazione dell’inizio, di come si costruisce un romanzo attorno a un fatto, un oggetto, un personaggio.

Lucio Domizio Enobarbo era un bambino vivace dai capelli rossi. Forse, ai più, questo nome dirà poco o nulla. Ma quello stesso bambino, diventando figlio adottivo di Claudio, cambiò il suo nome in Nerone Claudio Druso Germanico, aggiungendovi poi l’appellativo di Cesare quando, all’età di diciassette anni, diventò signore dell’Impero Romano.

Ecco l’inizio, il colpo di fulmine che ha dato avvio a La nave d’oro. O meglio, la folgorazione sta in una frase, nell’ultima frase pronunciata da Nerone in maniera ossessiva: «Quale Artista muore con me!» ripeteva aggirandosi nella reggia deserta e poi in una casa dei suburbi dove si era rifugiato poco prima di morire.

Già…quale Artista muore… Ma… e se Nerone non fosse morto? E se l’Artista che moriva non fosse stato che un sosia, fedele all’imperatore fino all’estremo sacrificio?

La memoria del Principe Rosso è stata abbondantemente dannata dalle generazioni che si sono succedute da quel 68 dopo Cristo sino a raggiungere il culmine in epoca medievale, quando Nerone veniva identificato con l’Anticristo. Ma Nerone era davvero così scellerato? La sua figura ha veramente rappresentato una iattura per l’Impero Romano?

Ecco le domande che mi sono posto mentre percorrevo uno dei filoni storici in cui si articola La nave d’oro, trovando, nel corso delle ricerche, una serie di verità o di supposizioni che costituiscono l’impalcatura sulla quale si sorregge il romanzo.

Una delle meraviglie dello scrivere sta nel fatto che si possono sorvolare secoli e continenti stando comodamente seduti in poltrona. Mi auguro di riuscire a trasmettere tali sensazioni anche in chi mi legge. Così, il volare sopra le storie degli uomini mi ha portato nell’antico Giappone, in una scuola dove venivano forgiati i migliori samurai all’epoca delle lotte tra gli shogun e i legittimi imperatori. Gli occhi freddi e sottili di uno di questi samurai mi hanno provocato un brivido di paura, e non senza timore ho invitato questo nuovo personaggio, Hito Humarawa, ad aggiungersi alla schiera dei miei personaggi.

Sempre nel XIV secolo, ma a migliaia di miglia di distanza, avevo già incontrato un guerriero indomito e senza paura, un principe saraceno alle prese con i duelli nel Mediterraneo contro le potenti Repubbliche Marinare. Per la sua gente quel principe rappresentava il baluardo contro gli invasori, la bandiera della libertà. E poco importava che nelle sue vene scorresse sangue infedele: per tutti quel giovane eroe dagli occhi color cobalto era “il Muqatil”, il Guerriero…

Una violazione alle inflessibili regole del Bushido, il codice d’onore dei samurai, costringe Hito Humarawa a abbandonare la patria e, al seguito di un mercante di pochi scrupoli, raggiungere la splendida Venezia, città ai vertici della sua potenza ma minacciata sui mari dalle scorrerie di un pirata solitario e invincibile…

Il Muqatil e Humarawa si affrontano nelle acque del Mediterraneo, sapendo entrambi che il tributo da pagare per sopravvivere è la morte dell’avversario…

Poi, una nostra grande aamica: Sara Terracini: Sì, Sara, la quale non pensava certo che il navigatore dagli occhi verdi e l’anziano ammiraglio in pensione che varcarono la soglia del suo laboratorio d’avanguardia fossero i custodi di segreti di così grande valore…

Ma spesso, ove esiste un interesse, si annidano insidie e tranelli tesi da persone senza scrupoli e dotate di poteri inimmaginabili…

Contro questi temibili personaggi sono chiamati a combattere tutti coloro che hanno a cuore la sopravvivenza dell’intera umanità. Primo tra tutti un uomo di ridotta statura, ma di straordinario acume e capacità di azione, il nostro vecchio amico Oswald Breil…

Ancora una volta una storia lontana nel tempo accenderà un faro, capace di illuminare persone rette e integerrime ma anche una tra le più temute organizzazioni criminali dei nostri tempi: la Yakuza, la potente mafia giapponese…

Marco Buticchi

Fonte: www.illibraio.it

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